Nuovi santini per nuove esigenze

Tipi e situazioni del nostro tempo

con due artiste-grafiche irriverenti:

MiraKerning & NinaBodoni

 

di Vincenzo Bonaventura

Se nella vita professionale si adattano (ma non troppo, anzi…) a una comunicazione gentile, che spazia con “grazie”[1] fra crenature[2], bodoni[3] e periodici bracci di ferro con committenti che io immagino propensi all’ovvio e soprattutto al “già tanto visto”, in quella artistica, dove invece l’immaginario può non avere più alcun freno, Mira Kerning[4] e Nina Bodoni[5] (ovvero Mirella Migliorato e Antonella Bambino) possono dare sfogo all’irriverenza, alla creatività basata su significati che si sovrappongono tra di loro e in cui le idee corrosive la fanno da padrone.

Ricordo bene come Mirella Migliorato in passato abbia espresso artisticamente la sua “cattiveria irrispettosa”[6], adesso la combine con Antonella Bambino ha allargato e attualizzato il campo: le due “nostre signore dei social” (ovvero come dimostrarne la capacità di creare danni irreversibili, tutta a scapito di una perduta umanità) attaccano – fra doppi sensi di carattere sempre (tipo)grafico e ironia grottesca – un modo di vivere in cui ci troviamo costretti come se tutti noi fossimo entrati, senza neppure ricordare quando sia accaduto esattamente, in una gigantesca trappola per topi da esperimenti, dai confini grande almeno quanto la Terra.

Il rischio è quello di apparire boomer rancorose, incattivite perché a poco a poco si sentono escluse da tutto ciò che oggi (e per alcune immagini anche ieri) è indispensabile per vivere, intendo in senso lavorativo.

Invece no, neppure un po’. Questo “Sancta sanctorum e i suoi de-voti”- successione illustrata di santini della nostra non facile contemporaneità, accompagnati da testi corrosivi - dimostra come le due sodali, intelligenti “streghe” che cavalcano algoritmi ribelli nel nostro quotidiano cielo siderale dell’informatica a ogni costo, tengano perfettamente in mano la materia che vogliono (o vorrebbero) distruggere, possibilmente prima che distrugga noi, o meglio faccia prigioniere le nostre volontà, sempre più appannate dall’apparente facilità del condividere tutto all’istante.

Un’illusione a colpi di followers tutti da conquistare, fino all’ultimo like.

Sediziose in ogni singolo byte[7] del loro lavoro quotidiano, hanno lanciato quello che può essere definito uno “sberleffo d’artista”, alla maniera dei Duchamp o dei Dalì o, ancora di più, della serie dei “Generali” di Enrico Baj[8], cui sembra che si siano ispirate, sia sul piano iconico sia su quello della “distruzione” dei soggetti e delle loro convinzioni.

Non solo. Sul piano dei significati, sembrano ispirarsi anche – forse sì, forse no, nella storia dell’arte le idee sono meravigliosamente contagiose – a “Il tradimento delle immagini”, dipinto surrealista di René Magritte del 1929. Ricordate? Quello in cui appare una pipa accompagnata dalla scritta “Questa non è una pipa”. Già allora Magritte aveva intuito (i grandi artisti di solito sono anche profeti) come il nascente dominio delle immagini potesse portare alla falsificazione della realtà[9]. Certo, non poteva prevedere il rischio che stiamo correndo, quello di vivere in una realtà condivisa (fin troppo), ma apparecchiata su misura per ognuno di noi grazie agli algoritmi[10], cui abbiamo già accennato, destinati a diventare i proprietari-gestori delle nostre menti, che ormai vivono solo una finta indipendenza.

L’intelligenza (fatta all’antica, con neuroni veri) corrosiva delle due artiste, sorretta da qualità creative e immaginifiche (ancora non piegate da questa realtà non più distopica, ma contemporanea), attacca con sarcasmo i mostri digitali che ci governano, collegandoli anche ai vecchi mostri del nostro vivere quotidiano (per esempio, la raccomandazione, qui rappresentata da “Santa Pedata”, o la disponibilità stile materasso, che qui ha le fattezze di “Beato Ruffiano”) che, molto più adattabili di noi umani, che pure li abbiamo creati, si sono perfettamente integrati in questa esistenza che fa apparire antico “The Truman Show”[11] e non più visionario “Matrix”[12].

Un mondo che a breve sembra destinato a vivere nei nuovi eden costruiti dall’intelligenza artificiale.

Mira e Nina usano alla perfezione i doppi sensi e non ci si può meravigliare, visto che il loro studio grafico-creativo si chiama Caràcal, ispirandosi – credo con lo stesso valore – a un gatto selvatico[13] e a un font[14](o carattere, che qui può essere inteso in ambedue i significati), non certo per caso definito quirky[15], adattandosi così perfettamente allo spirito grafico delle due titolari. E ci spiegano come la realtà dei font abbia già saputo disegnare forme che bene si attagliano alle nostre nevrosi.

Un esempio viene dal santino dedicato a “San Telepass” (liberatore degli incolonnati, è la definizione), nel cui retro, in uno dei testi che contengono nuove invocazioni per problemi quotidiani, viene citato il demone road rage, ancora una volta un efficace doppio senso[16].

Ma, prima di tutto, in copertina perorano la loro causa grafica con “Papessa AvantGarde” (avvocata dei Graphic Designer, la definizione) che, anche con l’aforisma ancora una volta a doppio senso “Senza carattere si rimane sconosciuti”, mette insieme il concetto di avanguardia (artisticamente sempre valido) con le due parole “Lorem Ipsum”, provenienti da Cicerone e definite in tipografia “testo segnaposto”, che fanno parte del loro lavoro quotidiano (e spesso anche del mio).

Le grafiche di questo intenso libro, realizzate al computer e poi stampate, partendo dalle bozze delle autrici, intensamente colorate, delineano con pochi e sempre decisivi tratti, personaggi che conosciamo, sia nel concreto quotidiano (cioè persone, o meglio tipi autoctoni, capaci sempre di adattarsi a pro del loro bene) sia in questa realtà immateriale che ci circonda (a proposito, forse manca il santino di Sant’Arrendevole…, anche se c’è “Santa Pazienza”, accompagnata dalla scritta “Esaurita”).

L’invenzione artistica è quella di delineare figure che, pur avvicinandosi, non arrivano mai al confine con la caricatura. Anzi, l’uso sapiente, attraverso pochi tratti, dell’espressività dei volti (soprattutto negli occhi, che meriterebbero un saggio specifico) rende chiaro (e spesso cinico) ogni tipo raccontato. Ma, al contrario, è perfetta (ma un occhio significativo c’è sempre) la scomposizione del cubismo picassiano per “Sangiovanni Defollowato” (Sconcatenato, la relativa definizione), accompagnato, tra le altre, dalle parole (che sottoscrivo) “Si è diventati / anello / di una / illusoria / catena”, per arrivare alla conclusione: “Necessita riconnettersi al reale”.

Ci riusciremo? In questo gigantesco omniashop dove potremo comprare la soluzione? Forse non ci resta che pregare “Sant’Ansia” (A tempo indeterminato, la definizione delle autrici), pochi segni per esprimere una sofferenza, che contiene anche smarrita meraviglia per quello che succede. Magari, dopo averci aiutato a soffrire, sarà proprio Sant’Ansia ad aiutarci a trovare la soluzione.

Intanto noi, defollowati come siamo possiamo fare quest’incredibile azione sovversiva: guardare e leggere un libro, questo libro, e andare ugualmente a dormire con la coscienza a posto. Finché l’algoritmo non ci raggiungerà anche nei sogni.

 

Vincenzo Bonaventura

settembre 2025

 

[1] In tipografia, le grazie (o serif) sono piccoli tratti decorativi aggiunti alle estremità delle aste delle lettere nei caratteri tipografici, specialmente in quelli di tradizione latina.

[2] La crenatura (o kerning) è la regolazione manuale della spaziatura tra specifiche coppie di caratteri per migliorare l'aspetto visivo del testo, riducendo spazi bianchi antiestetici e rendendolo più omogeneo e leggibile. 

[3] Il “Bodoni” è un carattere tipografico costruito in conformità a moduli geometrici, perfetto dal punto di vista delle proporzioni e anche delle correzioni ottiche.

[4] Vedi nota 2.

[5] Vedi nota 3.

[6] «Cattiva e travolgente, cattiva e pensante, cattiva e filosofica, cattiva e rispecchiante, cattiva e denunciante, perfino cattiva e devastante». Cominciava così la mia recensione, pubblicata su Gazzetta del Sud, alla mostra “Le forme dell’illusione” di Mirella Migliorato, allestita nel Monte di Pietà a Messina. Allora – era il 2013 - l’artista aveva preso di mira la pubblicità.

[7] Un byte è un'unità di informazione digitale composta da 8 bit (cifre binarie) e viene utilizzata per rappresentare un carattere alfanumerico, un numero o una piccola istruzione di un computer. Ho scelto questo termine perché ricorda la parola “battito”.

[8] I generali rappresentati da Baj non sono persone reali ma personificazioni con caratteristiche di ridicolo e vuoto intellettuale, che appaiono grandi e imponenti, con denti a punta, ma in realtà sono fatti di materiali come il cartone, che Baj smaschera attraverso la sua opera con ironia. 

[9] Il concetto è perfettamente collegato con quanto raccontato nella nota 6.

[10] Un algoritmo è un insieme finito e preciso di istruzioni o passi che, applicati a un insieme di dati (input), portano alla risoluzione di un problema o al raggiungimento di un obiettivo (output). Oggi siamo noi i loro obiettivi.

[11] “The Truman Show” è un film del 1998 interpretato da Jim Carrey, diretto da Peter Weir, su un uomo la cui vita è un reality show televisivo senza che lui lo sappia.

[12] “Matrix” è un film del 1999, ambientato in un futuro distopico in cui il mondo non è che una finzione. Fin dalla nascita le persone vivono dentro Matrix, una neuro-simulazione interattiva che riproduce fedelmente il mondo reale.

[13] Il caracal è un felino selvatico di medie dimensioni, noto anche come "lince del deserto" per le sue lunghe orecchie a punta, decorate da un ciuffo di peli neri. Originario di Africa, Asia e Medio Oriente, è un predatore agile e solitario che si nutre di mammiferi e uccelli.

[14] Il font Caracal è un carattere scritto a mano, definito divertente e amichevole, descritto come un po' eccentrico e progettato per illuminare i progetti di design.

[15] Significa stravagante, eccentrico, bizzarro: si riferisce a qualcosa o qualcuno che si distingue per un modo unico e insolito di essere, pensare o fare le cose.

[16] In psicologia la road rage è la manifestazione di aggressività e rabbia da parte di un automobilista verso altri utenti della strada. Road Rage è anche un font, noto per il suo stile rustico e aggressivo, che trasmette energia e forza ribelle.

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